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L’uomo nel perimetro di se stesso

Una notte Gualtiero andò sulla spiaggia grande e solitaria, ancora cosparsa di neri scheletri di guerra ed irti denti antisbarco, nell’arcano mormorare del mare che, nella notte di luna, si dissolveva verso il cielo. In Esso uno sconfinato lucore di Stelle; stelle, stelle, ed ancor più lontano, stelle, e dopo di loro, ancor più sperdute, stelle ancora, e poi pulviscolo di stelle in un cielo sempre meno blu, nel buio eterno di lassù. L’occhio, ossia la Mente, coglieva in un istante, in un solo brivido di istante, infiniti mondi essenti tra loro a distanza infinita. Ad un piccolo uomo era data per ora la grazia di contemplare, senza nulla intendere, la Gloria della Sconfinata Creazione dell’Universo Mondo. Dopo averci provato, raggelato pensava, stringi, stringi Gualtiero; La vita non è che un walzer nel giro che aspetta te… affrettati a danzare, dacché il walzer… eterno non è.

Questo brano, tratto dal libro “così deve essere?” del compianto Walter Giovanetti, avvocato e principe del foro riminese, vuol essere l’incipit di questo tema che apre sull’uomo e sulla consapevolezza di esistere.

Ho letto di una recente ricerca condotta nei reparti di alcuni ospedali che ospitano malati terminali. Tale studio ha fatto emergere che queste persone, giunte alla fine dei loro giorni, dichiaravano che il loro rimpianto più grande fosse quello di non aver mai osato abbastanza, perché per anni erano rimaste condizionate da stupide paure e terrorizzate da quello che avrebbero detto gli amici, i vicini, i parenti e gli stessi familiari. Tante persone vivono in un loro spazio “ideale”, costruito intorno alle abitudini, agli affetti, ai rituali; perfino le paure, le ansie, i timori e addirittura i sogni abbandonati nel cassetto da tempo, stanno all’interno di quel perimetro che delimita la loro area di comfort; un territorio conosciuto, familiare, di relativa “normalità”, dove conducono la loro esistenza in una monotona routine, e ogni cambiamento, seppur minimo, è percepito come una cosa negativa, un problema da evitare.

La vita ci lascia la facoltà di scegliere quale strada percorrere per giungere alla nostra meta, ma il viaggio è obbligatorio e quindi, l’anima che è l’essenza del nostro vivere, non la si può nascondere per sempre. “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” Questo passo di Dante su Ulisse e l’Odissea è un vero inno all’ importanza della conoscenza che ci incita a considerare la nostra origine, in quanto siamo stati creati per vivere da Uomini, per conquistare virtù e conoscenza e quindi siamo chiamati a realizzare le nostre doti morali nell’azione e nell’intraprendenza nonché a sviluppare al massimo il nostro talento intellettuale.

Insomma, la vita è un percorso non sempre lineare ma bisogna attraversarla, ricca d’incognite e assetata di nuove e continue scoperte e i problemi sono le prove da affrontare, quelle che ci consentono di crescere e dietro le quali, spesso, si celano le migliori opportunità. Osare diventa quindi l’imperativo imprescindibile per colui che ha come obbiettivo l’elevazione e il progresso dell’uomo e conseguentemente dell’umanità intera, sempre desideroso di passare dalle tenebre alla Luce. Uomo imparziale e pronto a modificare idee precedenti e sperimentarne di nuove, sviluppando quell’intelligenza intuitiva che lo porterà a compiere una trasformazione qualitativa, fino a diventare un Uomo teso ad integrare la propria natura in armonia col ritmo della Legge universale di Evoluzione ed Amore.

Ma questo prototipo di Uomo esiste davvero? Il cambiamento spaventa e ci rappresenta, nella debolezza del nostro ego che spesso ci costringe alla miseria dello spirito. Quindi la paura di osare è forte e quel confine, che sono le “Colonne d’Ercole” dei tanti e il “non plus ultra” dei più codardi, ben pochi naviganti sanno attraversare. “Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi e nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare e ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi.” Così diceva Giordano Bruno ed era il sedicesimo secolo.

Questo scritto lo dedico alle tante persone che si ritrovano coinvolte in un progetto forse più grande di loro. E’ una decisa incitazione ad uscire dal “perimetro” di noi stessi, un incitazione al risveglio, perché la strada che abbiamo scelto di condividere tutt’insieme ci impone di osare e allora che sia un risveglio da illuminati, ma sul campo della Vita, quella vera, perché è di questo che il mondo ha bisogno e, esaltandone ancor di più il senso, concludo citando il brano di una giovane, Rachel Corrie, impegnata in un movimento di solidarietà internazionale che venne uccisa nel 2003 in una zona di combattimento della Striscia di Gaza dalle forze armate israeliane, aveva solo 23 anni:

Abbiamo bisogno di verità allo stato selvaggio, di una bellezza insurrezionale che ecciti la nostra curiosità, una bontà oltraggiosa che ci porti a compiere atti eroici di appassionata compassione, un amore ingegnoso che ci trasformi senza tregua, una libertà astuta che non sia mai permanente ma da afferrare e reinventare ogni giorno, e di una giustizia totalmente seria ma sempre ridente che progetti e sogni come diminuire la sofferenza e accrescere la gioia di ogni essere senziente.

Con la consapevolezza di aver osato e di aver Vissuto, sarà dolce anche morire.

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